Gli effetti a lungo termine della diminuzione del petrolio

Secondo uno studio svolto da Nomisma, società attiva in servizi di ricerca economica per imprese, gli effetti della diminuzione del prezzo del petrolio hanno già avuto delle importanti ripercussioni per quanto riguarda i prezzi al consumo e anche per il livello di inflazione che, in Italia, ha raggiunto la soglia dello 0, mentre nell’intera area fa segnare un -0,2%. La situazione, precedentemente prevista dagli analisti, continuerà anche nei mesi a venire ma, nel lungo periodo, potrebbe rappresentare un rischio da non sottovalutare per tutte le diverse economie: infatti questa caduta dei prezzi rischia di influire eccessivamente sui prezzi al consumo avviando tendenze disinflazionistiche e creando aspettative per quanto riguarda un’ulteriore caduta dei prezzi stessi. All’interno dei paesi importatori di petrolio quindi si assisterebbe ad un fenomeno in cui le conseguenza positive del crollo dei prezzi sarebbero contrastate da quelle negative relative alla deflazione; il successivo passo sarebbe quello dell’aumento dei tassi di interesse reali e una politica monetaria più dura. Per far fronte a questa evenienza è quindi necessario che la Banca Centrale Europea effettui un piano ragionato di immissione di liquidità, senza dipendere dalla richiesta delle banche, mantenendo il cosiddetto “quantitative easing” ad una dimensione adeguata alla situazione.  

http://www.borse.it/articolo/ultime-notizie/Inflazione-Nomisma-con-questo-ritardo-non-e-detto-che-quantitative-easing-sia-sufficiente__431300?refresh_cens

Il Job Act riceve l’approvazione definitiva dal Parlamento

Con l’approvazione del Parlamento italiano, il Job Act promosso dal governo Renzi diventa Legge, apportando sostanziali modifiche al mercato del lavoro. La riforma più importante è sicuramente quella che riguarda i contratti di lavoro: per quanto riguarda le aziende che impieghino più di quindici dipendenti, il contratto a tempo indeterminato non potrà più contare sulla protezione del vecchio articolo 18; rimane la possibilità di reintegro per tutti quei casi in cui il lavoratore venga licenziato per motivi discriminatori e in alcuni casi in seguito a licenziamento ingiustificato per motivi disciplinari. Per i licenziamenti senza giusta causa vengono introdotti una serie di indennizzi economici, calcolate in base all’anzianità e alla tipologia di lavoro svolto. Sono così introdotte le cosiddette tutele crescenti, volte a disincentivare i licenziamenti in maniera sempre maggiore con l’aumentare dell’anzianità anagrafica e lavorativa del dipendente. Questi tipi di contratto diventeranno quindi la norma, portando all’eliminazione di tutti quei contratti atipici attualmente presenti. Ai datori di lavoro verranno maggiori poteri di controllo, come ad esempio la possibilità di verificare gli strumenti aziendali forniti ai propri dipendenti (telefono, personal computer…), oltre alla possibilità di demansionare il lavoratore per motivi economici o di riorganizzazione, non modificandone però il salario. Anche il settore dei centri per l’impiego verrà riformato, per renderlo più fruibile da tutti anche per via telematica e soprattutto più snello e veloce, grazie alla creazione di un ufficio nazionale centrale a cui tutti gli altri dovranno rispondere. I centri saranno inoltre incaricati dell’organizzazione di corsi di riqualificazione professionale per tutti quelli che hanno perso il lavoro. Infine previsto un sussidio universale di maternità, a cui potranno accedere anche le lavoratrici parasubordinate anche se il datore di lavoro non ha versato i contributi, nuove norme volte a bloccare il sistema delle dimissioni in bianco e la possibilità di cedere parte delle proprie ferie a colleghi che abbiano figli minori malati gravi, consentendo maggior tempo da dedicare alla loro assistenza.
http://www.dirittodicritica.com/2014/12/04/job-act-cosa-cambia/

Le previsioni economiche italiane per il 2015

Secondo le più recenti stime formulate dal Governo italiano, nel corso del prossimo anno il prodotto interno lordo nazionale dovrebbe far segnare un rialzo pari allo 0,6%. Gli altri istituti si mantengono molto più cauti nel formulare queste previsioni: l’istat sostiene che vi sarà una ripresa dello 0,5%, l’Ocse dello 0,2% mentre Moody’s prospetta che nemmeno il prossimo anno si potrà registrare una fase di crescita e che il PIL rimarrà sostanzialmente invariato.

Le stime più ottimistiche possono trovare un piccolo fondamento nella situazione che sta interessando attualmente i mercati petroliferi globali che, negli ultimi periodi, hanno fatto segnare un netto crollo delle quotazioni. Questo crollo ha conseguentemente provocato una rapida discesa dei prezzi del petrolio (27% in Dollari e 20% in Euro) che non accennano a smettere e minacciano di proseguire ulteriormente almeno sino all’estate 2015. Per l’Italia questo drastico calo dei prezzi potrebbe significare un buon vantaggio: il nostro paese spende infatti circa 60 miliardi di Euro all’anno per importare prodotti energetici e una riduzione di circa il 15% nella bolletta energetica nazionale potrebbe portare a una crescita del PIL pari allo 0,5%. Le conseguenze più immediate sarebbero inoltre sarebbe uno stimolo alle esportazioni e alla domanda interna, quantificate in un ulteriore 0,4%. Per uscire da questo lungo periodo di crisi sarà necessario, da parte delle istituzioni, incentivare gli investimenti pubblici nel settore delle infrastrutture, nei beni, nei servizi e nel sostegno alla povertà, contribuendo così ad incentivare ulteriormente la domanda interna.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/25/loro-nero-di-renzi/1232346/

Le previsioni fornite dall’Istat per l’anno 2015

Secondo le ultime analisi contenute nel report “Le prospettive per l’economia italiana nel 2014-2016” prodotto dall’Istat – l’Istituto Nazionale di Statistica, l’Italia dovrebbe uscire dalla lunga fase di recessione nel corso del prossimo anno. La crescita prospettata sarà però molto più lenta e in misura minore rispetto al resto del mondo. Secondo le previsioni il Pil italiano dovrebbe proseguire la fase di discesa nel corso di questo anno, nella misura dello 0,3%, per poi iniziare una piccola fase di crescita di circa lo 0,5% nei primi mesi e un calo della disoccupazione al 12,4% per poi raggiungere il 12,1% nel 2016. Ovviamente si tratta solo di previsioni le quali sono però caratterizzate da un alto livello di incertezza dovuta anche ai mutamenti degli scenari internazionali come ad esempio i mercati, il commercio e la situazione politica. Anche la spesa media delle famiglie dovrebbe far segnare un incremento dello 0,3% decretando la fine di un periodo negativo durato oltre tre anni: tra le motivazioni principali di questa crescita una riduzione della propensione al risparmio la quale potrebbe proseguire nel 2015 e 2016 facendo segnare rispettivamente un +0,6% e +0,8%. Solamente il settore degli investimenti, nel corso di quest’anno, farà segnare un calo pari al 2,3%, per poi riprendersi l’anno seguente con un +1,3% e proseguendo nel 2016 con +1,9%.

http://www.economiaweb.it/pil-italia-nel-2014-in-calo-dello-03/

La nuova Legge di Stabilità, una manovra da 36 Miliardi di Euro

È stata approvata ieri, 15 Ottobre 2014, la nuova Legge di Stabilità, varata dal Governo Renzi per provare a risollevare il nostro paese da una crisi che dura ormai da anni. La manovra è stata studiata per porre una sostanziale riduzione delle tasse e, allo stesso tempo, creare più posti di lavoro per incentivare nuovamente la crescita.

Viene confermato il bonus degli 80 Euro precedentemente introdotto dal Governo, previsto il taglio dell’IRAP – Imposta Regionale sulle Attività Produttive, la cancellazione dei contributi che l’azienda è tenuta a versare per la stipula di contratti a tempo indeterminato e lo stanziamento di fondi per l’introduzione di nuovi ammortizzatori sociali. Si pensa anche all’introduzione del TFR in busta paga, solamente per chi lo richiederà e senza nessun costo per le aziende, in favore del quale sono previsti 100 Milioni di Euro a garanzia della misura. Secondo le stime la tassazione dovrebbe ricevere una brusca frenata, con una diminuzione di circa 18 Miliardi di Euro.

La copertura della manovra valutata in 36 Miliardi di Euro (6 in più di quanto previsto alla vigilia) dovrebbe arrivare da un aumento del deficit da 2,2% del Pil al 2,9%, per un totale di 11 Miliardi, 15 Miliardi dalla manovra di spending review, 3,8 Miliardi dalla lotta all’evasione fiscale, 600 Milioni derivanti dalla vendita di frequenze relative alla banda larga, 1 Miliardo dall’aumento della tassazione su giochi e slot machine e 3,6 Miliardi dall’aumento delle imposte sulle rendite finanziarie.

Per quanto riguarda la situazione dei tagli alla spesa è stato previsto che saranno varati 6,1 Miliardi provenienti da risparmi dello Stato e 6,4 da tagli a regioni, comuni e provincie (rispettivamente 4, 1.4 e 1 Miliardi), a cui dovrebbero aggiungersi 3 Miliardi provenienti dal Decreto IRPEF introdotto in Aprile.

Novità anche sul fronte del lavoro con l’introduzione di 1,9 Miliardi in favore della decontribuzione per tre anni dei nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato, 5 Miliardi per rendere deducibile dall’irap la componente del costo del lavoro, 800 Milioni destinati ai possessori di Partita Iva con reddito inferiore ai 15.000 Euro e 500 Milioni per la stabilizzazione dei docenti precari prevista dalla riforma “La buona scuola”.

Infine 500 Milioni saranno destinati alla copertura delle maggiori detrazioni previste per le famiglie maggiormente numerose e 300 Milioni per finanziare il credito d’imposta destinato alla ricerca e allo sviluppo. 1,2 Miliardi sono previsti per il cofinanziamento dei fondi europei e 3 Miliardi per bloccare le cosiddette “Clausole di salvaguardia”, le quali prevedono aumenti automatici delle tasse a fronte di un mancato risparmio.

I progetti di Assolombarda per la ripresa dell’industria

Gianfelice Rocca, importante industriale italiano e Presidente di Assolombarda, sostiene che il settore manifatturiero sia la chiave per la ripresa economica nel nostro paese e lo pone al centro dell’impegno dell’associazione di cui è a capo. I 50 progetti proposti quasi un anno fa e denominati “Far volare Milano” si suddividono in quattro diverse aree: “Imprese al centro”, “Milano al centro”, “Expo la grande occasione” e “Assolombarda al centro”. L’obiettivo perseguito è quello di supportare le aziende appartenenti al settore manifatturiero in un processo di crescita e sviluppo tramite la promozione di nuove tecnologie e modelli strategici, permettendo loro di affrontare le continue sfide presenti nel mercato. È quindi necessario impostare un lavoro di diffusione della conoscenza delle nuove tecnologie d’avanguardia grazie a partnership e alla costituzione di gruppi di imprese, in modo da poterle condividere con le aziende leader e i principali centri di ricerca per giungere alla creazione di nuovi sistemi produttivi. Centrale è anche l’intento di creare iniziative di formazione ed informazione volte all’eccellenza organizzativa e manageriale. A giugno 2014, 24 medie aziende milanesi hanno avuto l’occasione di partecipare ad un workshop operativo nell’ultra moderno stabilimento situato a Cameri (il più grande e avanzato stabilimento di questo tipo al mondo), in provincia di Novara: la visita era finalizzata all’avvio di una partnership in tema di “addittive manufacturing”, una innovativa tecnologia che permette di creare oggetti solidi e complesse parti meccaniche partendo da un modello digitale tramite aggregazione di polveri speciali fuse insieme. Si tratta di una vera e propria novità grazie alla quale i diversi oggetti potrebbero essere prodotti per aggregazione e non più per asportazione, riducendo notevolmente gli sprechi, il tempo di set up delle macchine e le emissioni prodotte, proiettando l’industria italiana nel futuro. Il progetto voluto da Gianfelice Rocca vuole essere una spinta per le industrie nazionali a sviluppare la propria capacità innovativa tramite il corretto utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, per colmare il grande gap che ancora ci separa dagli altri paesi europei e del mondo. 

Il decreto sblocca debiti presentato da Fabio Bottari

Il decreto sblocca debiti, ritenuta la misura più urgente del suo governo dal Premier Matteo Renzi, subisce il terzo rinvio nel corso di tre settimane: il termine ultimo per concludere l’operazione è stato infatti fissato in data 21 Settembre 2014. Il decreto dovrebbe mettere a disposizione, entro tale data, circa 13 Miliardi di Euro destinati ai fornitori della Pubblica Amministrazione, in risposta alla recente procedura di infrazione aperta dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia. Chiunque vanti dei crediti con la Pubblica Amministrazione sarà in grado di ottenere liquidità fornita dagli istituti di credito mediante cessioni “pro soluto” con sconti pari all’1,90% per cifre che non superino i 50.000 Euro, e pari all’1,60% per importi superiori. I creditori avranno quindi la possibilità di cedere il proprio credito certificato e garantito dallo Stato a banche e intermediari, ottenendo il totale pagamento al netto delle percentuali di sconto. Queste cessioni saranno tutelate da un Fondo di Garanzia, all’interno del Ministero dell’Economia e gestito da Consap, inizialmente composto da 150 Milioni di Euro (in grado di garantire copertura per circa 1,9 Miliardi di Euro di cessioni) che potrà in seguito essere integrato dal fondo del Mef, che presenta a sua disposizione una dotazione di 900 Milioni di Euro. La Cassa Depositi e Prestiti avrà la possibilità di acquistare questi crediti dagli intermediari rispettando una convenzione stipulata con ABI. Con il decreto attuativo del Ministero del Tesoro, lo Stato si offrirà come garante per le operazioni di cessione dei crediti volto a risanare una mole di debiti arretrati pari a sessanta Miliardi di Euro che dovranno essere estinti entro la fine dell’anno.

http://blog.pmi.it/18/07/2014/sblocco-debiti-pa-alle-imprese-entro-settembre/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blogpmi+%28Blog+PMI.it%29

 

Advisers specializzati in economia e finanza per le aziende: Thor-Invest

Obiettivo principale di Thor Invest, di cui Fabio Bottari è partner e fondatore, è quello di ampliare gli orizzonti delle piccole e medie imprese nel panorama del mercato internazionale. Nell’odierna situazione di mercato e in un paese maturo come oggi è l’Italia, la crescita delle aziende di piccole dimensioni può avvenire solo passando attraverso l’internazionalizzazione dei propri mercati. Questo significa diventare consapevoli della necessità di cambiamento e credere nella possibilità di sviluppo oltre i confini nazionali, aprendo nuove frontiere economiche. Espandere il proprio business in Paesi differenti dall’Italia non è sempre facile, a causa di differenze linguistiche e culturali, differenze politiche ed economiche, monetarie e fiscali. Thor Invest può intervenire senza fatica in questo scenario, perché ha una forte presenza anche a San Paolo del Brasile, a Shanghai in Cina e a Ginevra in Svizzera. La società si avvale di specialisti del settore economico-finanziario, che possono dare un supporto manageriale all’imprenditore della piccola e media impresa italiana. Tra essi Fabio Bottari, fondatore stesso della società, il quale offre un’efficace assistenza sia nelle relazioni commerciali, che in quelle finanziarie delle aziende di tipo locale. Si prevede, nell’asset, un coinvolgimento nelle attività di start-up di nuove imprese e successivamente un’assistenza nella selezione del management, utile ai processi di espansione e sviluppo internazionale. Thor Invest aiuta le piccole e medie aziende contro l’atteggiamento delle istituzioni finanziarie, che sono sempre meno disposte a dare fiducia a quest’ultime, soprattutto a causa della crisi economia del momento.

FORMAZIONE ED ESPERIENZE PROFESSIONALI DI FABIO BOTTARI

Fabio Bottari è un manager di rilievo nel panorama degli investimenti.

Nato nel 1966, ha una formazione economica, conclusa con una laurea in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Pochi anni dopo aver terminato il percorso universitario lavora presso un gruppo immobiliare e finanziario di Brescia, Finsibi Spa, in qualità di responsabile della tesoreria. Nel corso della sua carriera professionale ricopre importanti ruoli quali ad esempio Managing Director per una società impegnata nelle energie rinnovabili.

Nel giugno 2011 fonda la Thorinvest S.r.l., società costituita con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di piccole e medie imprese del territorio, offrendo consulenza in ambito management tramite un’equipe di esperti in svariati settori e favorendo uno sviluppo a livello nazionale e internazionale e di cui è attualmente socio e procuratore.

Il 2012 vede Fabio Bottari impegnato in un’ambiziosa iniziativa imprenditoriale a livello internazionale: la società di progettazione e gestione di centrali idroelettriche Hydrobras Energia do Brasil Ltda con sede a Sao Paulo e Curitiba.

L’anno successivo fonda RVH Advisory S.r.l., società impegnata nella consulenza in operazioni straordinarie di cui Bottari è socio e board member.